CONCORDIA * UN ESPERTO: «AVVICINARSI ALLA COSTA? LO FANNO TUTTI, E' PUBBLICITA' GRATIS»


«La pratica di passare vicino alla costa? E' molto comune, non solo per la Concordia, dove pure l'errore di Schettino è stato drammaticamente evidente, ma anche per altre compagnie. Si tratta di un modo comodo per farsi pubblicità gratis. I passeggeri amano avvicinarsi per vedere meglio, e gli armatori tollerano o favoriscono questa pratica per avere promozione a costo zero».
Chi parla è un esperto, che preferisce restare anonimo, con esperienza trentennale nel settore dell'assistenza alle navi da crociera, anche in casi di emergenza. Una testimonianza che confermerebbe o che comunque si avvicinerebbe molto alla versione fornita dal Comandante Schettino. «Si tratta» dice l'esperto «di una pratica frequente e in qualche modo tollerata dalle compagnie stesse. La visibilità della nave per chi è a terra aumenta sensibilmente, e molte persone vedendo, soprattutto di notte, quel maestoso sfavillio di luci e colori possono essere invogliate in futuro a fare una crociera. Non voglio entrare nel merito di quello squarcio da 70 metri, di qualche errore forse successivo che è stato fatto in un momento in cui vanno prese decisioni in tempi rapidissimi. Ma questa cosa è vera».
L'impatto di questo incidente sui media di tutto il mondo è stato incredibile, e rischia di mettere in ginocchio un settore. «Si tratta» conclude il tecnico «senza dubbio di una mazzata, della quale le compagnie preferiscono parlare il meno possibile. Un grande danno d'immagine. Ma per le tv è stata una pacchia, vista anche la durata delle operazioni di salvataggio. E il fatto che Schettino abbia abbandonato la sua nave aggrava le cose. Parlavo ieri con una parente che vive in un altro continente: non conosceva il nome del nostro presidente del Consiglio, ma sapeva perfettamente chi fosse Schettino e la Costa concordia. Spero che tanti la pensino come un passeggero che ho sentito in un'intervista televisiva: diceva che dopo questo incidente si sente ancora più sicuro a viaggiare in mare perché i controlli saranno ovunque maniacali».

MAROCCO * LE DANZATRICI DEL VENTRE EXTRA LARGE TI REGALANO AUTOSTIMA


Ieri notte visita extra pacchetto al caratteristico locale marocchino con folkloristico spettacolo dal vivo e musicisti in costume originale. Oltre al percussionista che mentre suona parla al cellulare, non mancano l'inedito suonatore di forbici (!), il mago anziano e filiforme con senso dell'umorismo maghrebino e le tre, temibili danzatrici del ventre che si esibiscono una alla volta alternandosi  ad altri numeri. Caratteristica delle danzatrici del ventre marocchine è quella di essere ingaggiate, in virtù di una legge nata per favorire il turismo, tra la parte meno piacente della popolazione femminile. Lo scopo dichiarato è quello di accrescere l'autostima delle turiste europee, che improvvisamente si sentono in grado di competere con Charlize Theron. La prima è un pugno allo stomaco: un'ottantina di chili stimati, sulla cinquantina, rotoloni Regina ai fianchi, movenze giocoforza non ottimali. Per non perdere il posto, pare abbia rifiutato più volte interventi di liposuzione integrale offerti dai defunti tre mariti che aveva in comodato d'uso. È la volta della seconda, immediatamente ribattezzata La Nana. Non più di un metro e cinquanta, sui 25 anni, abbondante, piuttosto bruttina, agita un bastone col quale ingaggia un imbarazzante numero sexy come una cistite. Si tratta di coinvolgere un turista tedesco in prima fila, in una sorta di lotta rituale dell'amore. Lui sul palco è costretto a simulare allupamento, sotto minaccia di 100 frustate da infliggergli il giorno dopo nell'antica moschea alla presenza del muezzin. La tecnica dello scaltro management dello show, che ha ormai scoperto le carte, è quella del crescendo. L'arrivo sul palco della terza danzatrice del ventre infatti, migliora leggermente - ma solo leggermente - lo standard. Gli uomini iniziano a pregustare il gran finale con l'arrivo, finalmente, della gnocca vera. Le signore in sala, che non hanno mai riso così tanto, sanno benissimo che quello è il gran finale e sono già sul pullman stappando Moet et Chandon (altroché the alla menta) con un sorriso beffardo che tramanderanno alle figlie e alle nipoti per sette generazioni.

MAROCCO * TRA LE ROVINE DI VOLUBILIS COME IL RAGIONIER FANTOZZI


La mattinata del ragionier Fant... ehm... Bagnasco inizia con visita alle rovine romane di Volubilis, il principale sito archeologico del Marocco. Abbigliamento di Bagnasco: maglietta estiva Marboro classics, jeans, maglione di cotone, scarpe da ginnastica traspiranti Timberland e spolverino leggero d'emergenza. Condizioni atmosferiche: vento gelido forza nove, registrato l'ultima volta nel Maghreb ai tempi della prima dinastia. L'agghiacciante comitiva del Bagnasco è composta soprattutto da brasiliani, agghindati ancora con gli abiti tradizionali del carnevale di Rio, coi quali si erano esibiti in un trenino il giorno precedente sotto il sole a picco sul lungomare di Casablanca. Caratteristica essenziale ed universale delle rovine romane: colonne rade, sassi sparsi apparentemente a caso, e soprattutto la totale impossibilità di trovare un riparo dalla tormenta. La guida locale tenta di sdrammatizzare con battutine fuori luogo, ma la situazione gli sfugge chiaramente di mano. Una casalinga di Salvador de Bahia, per salvare le due figliolette, si dà fuoco come un bonzo sul mosaico di Afrodite bestemmiando: "Mai pruvatu tanci frédu in mi vida". A questo punto Bagnasco, candidamente, si domanda: che cosa potrebbe mai accadere, peggio di tutto questo? "Potrebbe piovere!", esclama il collega Telaro, detto Filini. In meno di un'ora, durante il viaggio verso Meknes, si scatena una tale tempesta di pioggia, che Re Mohammed VI medita di citare in una prossima versione aggiornata del Corano da allegare all'edizione locale di Diva e donna. Testata che qui esce senza fotografie per evitare che si montino la testa. Bagnasco e Telaro terminano la giornata asciugandosi scarpe e calze inzuppate d'acqua col phon della camera d'albergo. Sul comodino, due bottiglie da litro di Cordiale, e ai piedi del letto un San Bernardo ansimante con botticella. Due brasiliani intanto hanno chiesto di poter essere estradati domattina, e la guida è entrata in un programma di protezione in un carcere turco.

«L'ISOLA DEI FAMOSI 9» * UN FORMAT LOGORO E OPINIONISTE ALLO SBANDO


Ho amato così tanto il trash de «L'isola dei famosi», che vederla così sottotono - vittima di lentezze e di una stonata prevedibilità - ieri mi ha un po' amareggiato.
L'Isola è un format (piuttosto) logoro che al debutto ha dato ancora un insospettabile colpo di coda sul piano dell'Auditel. Credo che il merito vada attribuito soprattutto all'effetto curiosità per un cast comunque ricco, anche se quasi solo di riciclati di lusso. Le vere novità erano il Mago Otelma e il cantante-posteggiatore Mariano Apicella.
Il primo in genere vale il prezzo del biglietto, ma ieri non ha fatto miracoli, nonostante i suoi sacri paramenti; il secondo si è fatto notare per qualche interessante ruffianeria mista a ipocrisia, tipica del personaggio.
Ha ragione chi dice che probabilmente i ruoli in commedia andavano invertiti: Nicola Savino (inadatto al ruolo di conduttore liturgico: il suo meglio l'ha dato a «Scorie», e lì avrebbe dovuto restare) inviato e la scoppiettante Vladimir Luxuria in studio. Ma gli anni quest'Isola li sente, eccome. E il fantasma di Simona Ventura e del suo piglio guerriero circola in via Mecenate come in un antico maniero ristrutturato così così.
Il peggio l'hanno dato le opinioniste: Laura Barriales, Lucilla Agosti e Nina Moric. Avrebbero dovuto essere iene, e invece al massimo sono stati cuccioli da compagnia. In tre non ne fanno una intera. Colpa del carico neuronale non eccessivo? Speriamo siano soltanto una specie di panchina lunga non dichiarata. Materiale umano da spedire al più presto in Honduras. Dove le labbra a canotto della Moric potrebbero fare un gran comodo.

SPETTACOLO * CARO VIP (O PRESUNTO TALE), SMENTISCI QUESTA FAVA


Il giornalismo di spettacolo, in Italia, soffre di Parkinson in fase acuta e sta andando a farsi benedire, ma - poveretto - non attribuiamogli tutte le colpe.
L'ultima moda - quella più cool - tra i personaggini che popolano il nostro star-system è la smentita a stretto giro di posta. Prima rilasciano un'intervista, e poi utilizzano le agenzie di stampa o un'altra testata per dire simpaticamente il contrario della notizia che in prima battuta aveva avuto risonanza grazie alla loro confessione.
Perché? Rispondere è difficile: bisogna entrare nella contorta psicologia del vip (ma non sarebbe ora di smetterla di chiamarli così?) di turno e del suo management. O di uffici stampa che lavorano per mettere la classica pezza una volta fatto il danno.
Se il personaggio cambia opinione nel giro di poche ore, è un suo diritto, purché lo chiarisca esponendosi al relativo giudizio. Perché invece screditare il lavoro di altri negando affermazioni fatte? Magari - cosa particolarmente sciocca - in presenza di un'intervista perfettamente registrata.
A me è capitato, di recente, in un paio di occasioni, e l'ultimo inciampo è quello nel quale è caduta la collega Maria Volpe, del Corriere della sera. Intervistata la bella valletta del prossimo Sanremo, Ivana Mrazova (nella foto), si è sentita dire dalla fanciulla: «Non amo molto la musica italiana: conosco soltanto Celentano e Bocelli». La cosa ha fatto parlare, visto che la nostra non si appresta a salire sul palco dell'Uganda giro ma del Festival della canzone italiana. Parte la smentita, e la contro-replica della collega (della quale non ho motivo di dubitare), che conferma «parola per parola» l'intervista fatta a Mrazova.
Sarebbe ora che chi rilascia interviste pensasse prima a quel che dice, invece di lanciarsi in assurde gare all'ultima smentita dopo averle fatte. Soprattutto quando non si ha a che fare con conclamati cialtroni (ai quali le interviste non andrebbero rilasciate), ma a persone rispettabili.
Invelenire il clima non è di particolare aiuto, e gettare fango sui giornali e sul lavoro di altri lo è ancora meno. La smentita dovrebbe essere una clamorosa eccezione. Non il comodo pronto intervento di furbi e distratti.

I Blue/Room: un emozionante viaggio alla scoperta delle sonorità dei Depeche Mode. Il frontman Marco Giraldi si racconta


Ascoltarli dal vivo significa farsi coinvolgere dalle loro atmosfere notturne, oniriche. I Blue/Room, apprezzata Tribute Band dei Depeche Mode, sono nati a Pescara nel 2007 e durante il loro percorso hanno ripercorso il repertorio della band inglese, restando sempre fedeli a se stessi.
Marco Giraldi è l’ispirato vocalist e leader dei Blue/Room, un artista intenso e convincente. Sono sicura che molti di voi saranno curiosi di ascoltarli dopo aver letto l’interessante intervista che proprio lui, Atrum Gahan, (questo il suo nick su facebook) mi ha rilasciato.

Dom. Cosa significa in termini di difficoltà tecniche essere una Tribute Band dei Depeche Mode, uno dei gruppi di musica elettronica più sofisticati del panorama europeo?

Risp. Le difficoltà tecniche riguardano soprattutto l’esecuzione dei brani, la ricerca accurata dei suoni. Fortunatamente disponiamo di strumenti tecnici davvero validi e all’avanguardia e ci avvaliamo di un’ottima sinergia. Ognuno di noi proviene da esperienze precedenti che lo hanno condotto a studiare questo tipo di musica, conosce il mondo dell’elettronica. Per questo non incontriamo particolari ostacoli.

Dom. Il vostro gruppo è nato alla fine del 2007, ma recentemente ha modificato la sua formazione. Cosa è cambiato e perché?

Risp. Sono nato a Potenza, e dopo essermi trasferito da lì, dove suonavo in un’altra tribute band dei Depeche: gli Exiter, tutt’ora attiva, trasferendomi a Pescara ho voluto far nascere anche qui un gruppo che suonasse il repertorio dei Depeche Mode. Sono stato io a divulgare in un certo senso la passione per loro e a catalizzare intorno ad essa gli altri elementi della band, tra cui Francesco Sacco, che è il nostro tastierista e che si occupa anche della programmazione dei suoni. Lui ad esempio musicalmente era assai più legato ai Pink Floyd e Marco Berardi, uno dei migliori chitarristi del panorama abruzzese. Io e Raissa Biscotti, che ora non suona più con noi, siamo stati un po’ l’anima di questa iniziativa. Lei ora ha scelto di perseguire un altro suo obiettivo artistico, essendo una fotografa di moda professionista, attiva anche all’estero. Trovare una persona che la sostituisse ovviamente non è stato semplice, anzi, direi che si è trattato di un distacco traumatico, poiché con Raissa avevamo davvero ricreato delle atmosfere musicali “depechiane” autentiche, proprio perché era lei, insieme a me, a coltivare più intensamente questa passione. Gli altri membri però si sono fatti coinvolgere rapidamente da queste sonorità, sentendosi coinvolti quanto noi due. Senza Raissa è stato un po’ come ricominciare da capo, per fortuna abbiamo trovato Daniele Vitali, il nuovo tastierista, che pur avendo suonato in precedenza tutt’altro, poiché impegnato in una tribute band dei Queen, è riuscito benissimo e rapidamente a sintonizzarsi con noi. Pensa che in un mese abbiamo provato solo 4 volte, prima di esibirci insieme dal vivo: quasi un miracolo!

Se l’imitazione di un modello diventa plagio. Madonna rompe il silenzio su Lady Gaga: «Mi copia così bene!»


Non sfugge a nessuno, neppure agli osservatori meno attenti, il fatto che Lady Gaga abbia imitato, spesso pedissequamente, la regina del pop Madonna. La vulcanica signora Ciccone, del resto, durante la sua lunga carriera, costellata di successi, ha creato e lanciato troppe mode, precorso troppi stili e tendenze per non rappresentare una preziosa miniera alla quale attingere look ed idee. Le immagini di questo post documentano in modo lampante lo studio attento col quale Lady Gaga ha imitato in tutte le sue fasi il percorso stilistico di Madonna, cosa che non è certo sfuggita alla diretta interessata, che ha sempre cercato di ironizzare sulla loro presunta rivalità. Angelina Germanotta, intervistata in merito, ha sempre dichiarato, con molta scaltrezza, che Madonna è inimitabile, che mai si potrebbe replicarla, che sicuramente ne è stata influenzata, come da molti altri artisti, ad esempio David Bowie. Ad un anno dall’uscita del brano di Lady Gaga Born this way e dopo aver fatto finta di niente circa la somiglianza sfacciata con la sua celebre Express yourself, del 1989, Madonna finalmente sbotta: «Quando l’ho ascoltato alla radio … Ho pensato che suonava molto familiare e mi sono detta: che modo meraviglioso di riprodurre il mio brano. Davvero molto interessante… ». Lo avrà trovato davvero molto familiare, aggiungo io, essendo praticamente, se si esclude l’introduzione dialogata del brano di Gaga, la copia esatta della sua canzone. Dall’imitazione al plagio, dunque, il passo è breve: giudicate voi stessi!

Demi Moore ricoverata in clinica dopo una crisi. Anoressia e abuso di sostanze dopo la rottura con Ashton Kutcher


Demi è diventata spaventosamente magra dopo la sua rottura con il marito Ashton Kutcher, e una fonte vicina all’attrice ha descritto quello che le è successo raccontando a Radar: ‘E’ crollata dopo aver avuto un attacco epilettico… Lei non si è presa cura della sua salute e ultimamente ha perso una tonnellata di peso.’ Non molto è dato sapere circa il suo abuso di sostanze, la cosa sicura è che la Moore si era rivolta ai medici per essere assistita proprio a seguito del trauma causatole dalla separazione dal marito trentatreenne. Mentre Demi è sottoposta a cure il suo ex marito è attualmente in Sao Paulo, dove ha presenziato il Fashion Week. È stato avvistato intento a godersi una birra con gli amici e ad un concerto di Bruno Mars, del tutto ignaro del dramma che coinvolge l’ex moglie.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy irrompe furioso sul set notturno del film di Woody Allen in cui recita sua moglie Carla Bruni


Un pazzo furioso, così l’ho hanno descritto i presenti. Nicolas Sarkozy, cinquantacinquenne presidente francese, nella notte di martedì ha fatto irruzione, con le sue guardie del corpo, sul set parigino del film di Woody Allen Midnight in Paris, ai piedi del Pantheon, nel cuore della Rive Gauche, esplodendo in una scenata di gelosia con lo scopo di ricondurre a casa la moglie Carla Bruni, impegnata nelle riprese. Imbestialito contro i paparazzi, ben felici di immortalare l’imbarazzante scena, Sarkozy ha inveito con minacce contro di loro, spalleggiato dalle guardie della sua scorta. Visibilmente fuori di sé, sudato, con gli abiti in disordine e la camicia sbottonata, il presidente francese ha avuto un’esplosione d’ira alla vista della Bruni, sorridente accanto al coprotagonista, l’affascinante attore americano Owen Wilson. L’ira funesta di Sarkozy si è placata solo dopo un’animata discussione con l’ex top model Carla Bruni. Il regista Woody Allen non ha nascosto il suo forte disappunto per l’increscioso avvenimento che ha guastato la concentrazione degli attori ,mostrandosi innervosito dall’ingombrante presenza dell’ospite inatteso e, non c’è da dubitarne, sgradito. Sarkozy è rimasto sul set fino alle prime luci dell’alba per sorvegliare le scene aventi per protagonista sua moglie e far ritorno con lei a casa. L’Eliseo con imbarazzo ha minimizzato l’incidente frutto , oltre che di gelosia , dello stress estivo e della tensione crescente del presidente per il difficile momento politico che il suo governo sta attraversando.

Guarda le immagini di Carla Bruni in dolce attesa, in spiaggia con Nicolas Sarkozy


In autunno avranno due gemelli che di certo cambieranno radicalmente la loro vita. Eccoli insieme in spiaggia a passeggio sotto il sole a Fort de Brégançon,al largo della costa mediterranea della Francia meridionale – il ritiro ufficiale del Presidente, Carla Bruni e Nicolas Sarkozy. Con indosso un kaftano bianco la quarantatreenne ex modella sembra in perfetta forma. Non ugualmente elegante il cinquantatreenne capo dell’Eliseo. Tuttavia i piccioncini si sono mostrati affiatatissimi nella loro estate di attesa dei bebè.